Dopo la morte dei miei genitori – avevo 35 anni – mi accorsi bruscamente del vuoto di quella mia vita. E che dunque? Avrei anch’io continuato ad allevare mio figlio perché a sua volta perpetuasse la discendenza, e così di seguito, e perché? Non sono molto abile a esprimermi, lo vedete, e a quel tempo lo ero ancora meno. Ma tutto questo mi stringeva la gola. Un giorno incontrai una guida d’alta montagna, di passaggio a Porto-delle-Scimmie.; veniva da me a far provviste. Lo aggredii, lo presi per le spalle scuotendolo, riuscivo appena a gridargli: «Perché, perché?»
Mi rispose gravemente: «E’ vero. Ma ora bisogna pensare: come?». Mi parlò a lungo, quel giorno e i giorni seguenti. Finalmente, mi diede appuntamento per la primavera successiva – eravamo in autunno – alle baracche della Base, dove doveva formare una carovana nella quale mi avrebbe accettato. Riuscii a convincere mio fratello ad accompagnarmi. Anche lui voleva sapere perché, e voleva uscire dagli incatenamenti delle regioni inferiori.